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II Edizione La Mediterranea e lo Sviluppo Sontenibile: teorie e buone pratiche

II Edizione La Mediterranea e lo Sviluppo Sontenibile: teorie e buone pratiche

29.09.2021, Apertura dei lavori, Webinar ore 9,30 – 12,00

Saluti del Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Marcello Santo Zimbonedei Direttori dei Dipartimenti di Ateneo

Introduzione

Stefano Aragona, delegato della Mediterranea alla Rete della Università per lo Sviluppo sostenibile, Responsabile scientifico

Innovazione tecnologica ed ecologica per lo sviluppo sostenibile del territorio

      Presentazione

      Domenico Marino, Università Mediterranea di Reggio Calabria:

           Per uno sviluppo smart dellee aree interne

 Interventi:

– Domenico Marino, Università Mediterranea di Reggio Calabria : Presentazione dell’incontro: Innovazione tecnologica ed ecologica per lo sviluppo sostenibile del territorio

– Alberto Ziparo, Università di Firenze : Approcci ecoterritorialisti da tutela e risanamento a resilienza e auto sostenibilità sociale dei territori regionali

– Francesco Suraci , INU Calabria:Rigenerazione delle Aree Interne con il Mosaico dei Luoghi

– Alberto De Capua , Università Mediterranea di Reggio Calabria:Scelte tecnologiche sostenibili nel recupero architettonico e urbano 

– Piero Polimeni, Polo Net:Il progetto integrato di SmartCommunity essenziale per i Borghi interni

– Francesco Rutelli, Presidente del Centro per un Futuro Sostenibile, già Sindaco di Roma

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Planet needs youTh

Planet needs youTh

Abbiamo iniziato la mattinata insieme a Francesco Rutelli (Presidente, ANICA) parlando di sostenibilità, una parola sempre più usata ma di cui forse si ha solo una leggera e inadeguata consapevolezza. Non abbiamo davvero capito quanto siano seri i cambiamenti in atto e, pur adottando un linguaggio più green, restano parole e ben pochi fatti. L’UE ha scelto obiettivi economici e industriali che però, ad oggi, non si riusciranno a ottenere se non con un decisivo cambio di rotta. Dobbiamo costruire consenso raccontando bene e meglio la rivoluzione verde, anche in termini di creazione di lavoro. Dobbiamo togliere la paura nell’immaginario collettivo, spiegare concretamente le soluzioni da adottare e il loro impatto nel lungo termine, a beneficio di tutti.

Abbiamo proseguito parlando di “città del futuro” con l’Architetto Stefano Boeri: le città sono i luoghi dove si produce più innovazione ma anche dove si consuma di più, sono all’origine dell’accelerazione del cambiamento e al contempo ne diventano vittime (si pensi per esempio alle conseguenze di fenomeni come l’incontrollata urbanizzazione, la perdita di zone boschive e di biodiversità, mentre il Covid ci ha dato ulteriore conferme). Abbiamo oggi la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie per ottenere energia pulita e rendere le città autosufficienti a livello energetico, capaci di ridurre la CO2, diventare più verdi e assorbire le polveri sottili. La vera sfida è far sì che queste tecnologie siano impiegate concretamente e diventino fattori reali di sviluppo per tutti.

Nella sessione “Planet: riusciremo a salvare la terra?” abbiamo fatto una serie di riflessioni su cosa si può fare nell’ambito della società civile, dell’impresa privata e dell’agricoltura insieme agli ospiti Donatella Bianchi (Presidente WWF Italia), Ida Schillaci (Head of CSR Office, Esselunga), Maurizio Martina (Vicedirettore generale FAO). Come società civile dobbiamo continuare ad alzare la voce per richiamare aziende e governi e assumerci anche le nostre responsabilità con azioni quotidiane e comportamenti individuali che possono contribuire a questo utile e necessario cambiamento. È fondamentale che tutti si rendano conto della situazione in cui ormai ci troviamo: la terra in qualche modo ce la farà, ma la nostra specie ne pagherà il prezzo più alto. Serve un cambiamento in tutti i settori, compresi quelli dell’agricoltura e dell’allevamento che producono ca. 1/3 delle emissioni ma subiscono seri danni per i disastri ambientali legati a siccità, incendi ecc. Inoltre c’è un grande spreco di cibo da un lato e fame e malnutrizione dall’altro, una grande contraddizione del nostro tempo che va rimossa. Anche nel privato le aziende hanno iniziato a lavorare sul ridurre per esempio lo spreco, attraverso donazioni o riutilizzo per nuovi prodotti, creare packaging riciclabili, riciclati o compostabili, avviare progetti con la società civile. A questo impegno e all’attenzione sociale devono unirsi strategie politiche più coerenti, un salto di qualità nell’agenda G20, una spinta all’innovazione organizzativa di sistemi e modelli e alla collaborazione tra pubblico e privato.

Tuttavia, nonostante i problemi siano ormai sotto gli occhi tutti, perchè ci sembra che governi e istituzioni non abbiano preso ancora sul serio il tema ambiente iniziando dal cambiamento climatico? Lo abbiamo chiesto anche a Piero Angela (Divulgatore scientifico, giornalista, conduttore televisivo e saggista): la velocità dei cambiamenti è maggiore degli adattamenti. Oggi, a differenza di 50 anni fa, c’è molta più informazione ma è chiaro che le persone tendono a reagire con immediatezza solo quando c’è e sentono il pericolo vicino. Occorre ricordare però che la responsabilità è di tutti, non solo dei politici; serve investire di più nella ricerca e impegnarsi poi a fare le cose ogni volta che abbiamo gli strumenti per realizzarle. Utile anche porsi alcune domande per inserirsi in questa fase di cambiamento: quali politici si impegnano a fare le politiche, quali gli uomini a cui affidarne la realizzazione (abbiamo bisogno di persone competenti e capaci), in quale futuro vogliamo vivere. I giovani rappresentano la risposta a tutto questo. 

Termina così la tre giorni di Planet Needs YOUth, dopo un susseguirsi di dialoghi e riflessioni con esperti che, oltre a fornirci informazioni e approfondimenti sui temi ambientali, ci hanno anche lasciato preziosi suggerimenti. Rileggi le riflessioni e gli ospiti dei due giorni precedenti del forum: 

Day 1: Dialoghi sul mondo, sull’Europa, sulla salute circolare

Day 2: Dialoghi su “People” e “Prosperity” 

and…

Planet Needs YOUth va avanti, con nuove attività per mettere al centro i giovani e renderli protagonisti di questo vento di cambiamento! Qui il programma completo.


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Cop 24: da Parigi a Katowice il clima è sempre più bollente

Cop 24: da Parigi a Katowice il clima è sempre più bollente

Marzio Galeotti e Alessandro Lanza

L’Organizzazione meteorologica mondiale ha annunciato un nuovo record per la concentrazione di CO2 in atmosfera. L’annuncio arriva alla vigilia della Cop 24 di Katowice, dove saranno in discussione importanti temi legati all’accordo di Parigi. Da lunedì 3 dicembre a Katowice (Polonia) va in scena la Conferenza Onu sul clima (Cop 24). L’obiettivo principale di questa Cop, che è la conferenza annuale dei paesi firmatari della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, è un accordo sulle regole per attuare l’Accordo di Parigi del 2015.

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Quanto si risparmia col Tap

Quanto si risparmia col Tap

di Alessandro Lanza 

Matteo Salvini dice che il Tap potrà “ridurre del 10 per cento il costo dell’energia per tutti gli italiani”. In realtà, il gasdotto permetterà una riduzione del prezzo praticato sull’hub italiano del gas naturale. Con risparmi molto meno eclatanti.

Costi, prezzi e risparmi di gas

“Dai nostri dati, sembra che i benefici superino i costi nel caso delle pedemontane, del terzo valico e del Tap, che ridurrebbe del 10 per cento il costo dell’energia per tutti gli italiani”: è una frase che Matteo Salvini va ripetendo da qualche tempo. È legittimo chiedersi quali siano i fondamenti della valutazione del ministro e se si possano reperire informazioni più precise. Va subito segnalato che non ci sono dati o valutazioni disponibili sul tema né nel sito del progetto Tap-Trans Adriatic Pipeline né in quello dell’Autorità preposta.

Per cercare di capirne di più, cominciamo con il fare un po’ di chiarezza. Il ministro parla del 10 per cento del “costo dell’energia” per tutti gli italiani. La frase non è chiara, ma probabilmente va interpretata come l’auspicio di una possibile riduzione del 10 per cento del costo del gas naturale. La differenza è notevole. Secondo la relazione sulla situazione energetica nazionale 2017, il consumo interno lordo del paese è pari a 170,2 Mtep (milioni di tonnellate di petrolio) di cui solo 61,5 Mtep attribuibili al gas naturale.

A questo punto si rende necessario chiarire un ulteriore punto. Nel dibattito in corso quando si parla di “costo” (dell’energia nel suo complesso oppure del gas naturale) si intende spesso “prezzo” e dunque, probabilmente, l’auspicio del ministro Salvini è di una possibile riduzione del 10 per cento del prezzo del gas naturale.

Non è qui possibile una descrizione precisa e articolata della bolletta del gas naturale, ma per sommi capi è possibile affermare che è composta principalmente di tre voci: il costo del gas in senso stretto, il costo di trasporto, gli oneri accessori.

Delle tre componenti, solo la prima è nelle mani del fornitore e costituisce circa il 40 per cento della spesa totale della bolletta. È su questa voce che i fornitori si fanno concorrenza.

Una media rappresentativa di questo prezzo è offerta da quello praticato sull’hub italiano del gas naturale (il cosiddetto Psv).

Il punto di scambio virtuale (Psv) è il principale punto di incontro tra domanda e offerta del mercato del gas in Italia, dove si definisce il prezzo del gas all’ingrosso e, in base a questo valore, i fornitori valutano il prezzo della materia prima gas da applicare ai clienti finali. Si tratta di un prezzo lordo, cui vanno aggiunte molte altre componenti prima di poter giungere a una valutazione completa del prezzo del gas naturale praticato ai vari settori produttivi o al consumo finale.

L’auspicio del ministro andrebbe quindi ulteriormente chiarito: l’ingresso del gas proveniente dal Tap potrebbe portare a una riduzione del prezzo praticato sull’hub italiano del gas naturale.

Il confronto Psv-Ttf

A questo punto, può essere utile operare un confronto fra il nostrano Psv e il Ttf (Title Transfer Facility), un mercato di riferimento per lo scambio del gas naturale tra i più grandi e liquidi dell’Europa continentale. Si trova in Olanda e grazie alla localizzazione geografica centrale permette il trasferimento del gas tra i mercati di Norvegia, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna e quindi consente di far emergere un prezzo “medio” considerato indicativo della situazione del mercato europeo. Il grafico 1 riporta la quotazione del Psv e del Ttf.

Grafico 1

Fonte Ihs Markit

Grafico 2

Fonte Ihs Markit

La differenza tra i due prezzi – se espressa in termini percentuali – vale circa il 10 per cento (2 euro/MWh/20 euro/MWh (prezzo medio).

È a questa differenza che fa riferimento il ministro Salvini? Molto probabile. L’idea è dunque che un incremento complessivo dell’offerta di 10 miliardi di metri cubi possa allineare i prezzi all’ingrosso italiani a quelli “europei”.

La questione non è nuova e già la strategia energetica nazionale firmata Carlo Calenda-Gian Luca Galletti osservava “Le iniziative per migliorare la competitività del sistema gas nazionale si pongono l’obiettivo di favorire l’allineamento dei prezzi italiani (Psv) con i prezzi dei mercati liquidi del Nord Europa (rappresentati dal Ttf), dove le modalità di formazione dei prezzi sono maggiormente rappresentative dell’evoluzione di domanda e offerta, giungendo anche, nel caso più favorevole, alla inversione dello spread”.

La principale ragione del disaccoppiamento Psv e Ttf deriva dalla necessità di importazione dal Nord Europa. Meno rilevante di come poteva apparire nel passato è il ruolo dei contratti di importazione take-or-pay, basati in modo preponderante su aggiornamenti legati alla dinamica del prezzo del petrolio. Di fatto, sono stati rinegoziati con indicizzazione a Ttf o Psv, anche se in alcuni rimane una quota legata alla quotazione oil-linked.

I prezzi si muovono insieme (Psv segue Tttf) e la grandezza del premio è legata a quanto gas è necessario importare dal Nord Europa. Quindi – in teoria – se il Tap dovesse ridurre il fabbisogno dal Nord Europa attraverso il Transitgas (gasdotto che passa dalla Svizzera e che raccoglie gas naturale prevalentemente di origine olandese e norvegese), il differenziale si ridurrebbe. Potrebbe diventare addirittura negativo nell’improbabile caso che la quantità contrattata in Italia superi la domanda, permettendo al nostro paese di diventare esportatore netto.

In definitiva, l’affermazione che il Tap possa “ridurre del 10 per cento il costo dell’energia per tutti gli italiani” appare largamente esagerata.

Molto più ragionevole – ovvero largamente probabile – è che il Tap possa permettere una riduzione del prezzo praticato sull’hub italiano del gas naturale. Se anche dovesse allinearsi al prezzo del Ttf nordeuropeo, l’effetto complessivo sul prezzo al consumatore resterebbe tuttavia tutto da verificare, se si considera il peso delle importazioni di gas naturale dal Nord Europa rispetto al totale (grafico 3).

Grafico 3

(Pubblicato su La Voce.info del 7 settembre 2018, Cortesia dell’autore)

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