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Posted by on Nov 12, 2015

COP21: La sfida che non si può perdere. L’Italia e l’Europa verso la Conferenza di Parigi

COP21: La sfida che non si può perdere. L’Italia e l’Europa verso la Conferenza di Parigi

Si è tenuta oggi, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, la conferenza “COP21 La sfida che non si può perdere. L’Italia e l’Europa verso la Conferenza di Parigi“, promossa dalla Presidenza della Camera dei Deputati,  insieme all’intergruppo parlamentare sul clima e con la collaborazione della Fondazione Centro per un futuro sostenibile. Pubblichiamo di seguito l’intervento integrale della Presidente Laura Boldrini (Fonte: camera.it)

Buongiorno a tutte e a tutti. Saluto il Ministro Gian Luca Galletti, il Presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, la Presidente dell’Intergruppo parlamentare per il clima Stella Bianchi, il Sindaco di Genova Marco Doria, il Presidente della Fondazione “Centro futuro sostenibile” Francesco Rutelli, tutti i relatori che interverranno e che ringrazio per il contributo che porteranno alla nostra discussione.

Il contenuto del video ufficiale di COP 21,che abbiamo visto poco fa, è chiaro: quello di Parigi è un appuntamento davvero cruciale per il futuro del pianeta, una sfida che non possiamo permetterci di perdere. Dunque non basta limitarci ad osservare e a commentare quello che i governi riusciranno a decidere in quella sede. Ciascuno di noi deve responsabilizzarsi e fare qualcosa: prima della Cop21 – come stiamo facendo oggi qui – durante e dopo il vertice mondiale sul clima. Questo è il messaggio principale che voglio lanciare dall’incontro di oggi che abbiamo promosso insieme all’intergruppo parlamentare sul clima e con la collaborazione della Fondazione “Centro futuro sostenibile”.

Un incontro che ha due obiettivi. Primo: contribuire a richiamare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sul vertice di Parigi, ancora troppo trascurato nonostante la mobilitazione e l’impegno di molti cittadini, come quelli che hanno sfilato domenica scorsa nel centro di Roma nella “Marcia della terra” o quelli delle associazioni riunite nella “Coalizione clima”, che sono presenti in questa sala e che stanno organizzando sempre a Roma per il prossimo 29 novembre una manifestazione in collegamento con analoghe iniziative in molte altri capitali del mondo. Una marcia alla quale io stessa parteciperò accogliendo l’invito che mi hanno rivolto i promotori. Perché questo non è uno dei tanti temi a livello internazionale: è IL grande tema, perché riguarda il presente ed il futuro.

Il secondo obiettivo di questa discussione è quello di raccogliere idee e proposte – che sono linfa vitale, anche per questa Camera – in vista di un dibattito parlamentare. Dobbiamo incrociare più esigenze – abbiamo le riforme costituzionali, abbiamo la Legge di Stabilità – ma nella ultima riunione dei capigruppo ho proposto di tenere questo dibattito prima dell’inizio del vertice, trovando ampio consenso.

Chi è in questa sala sa bene perché consideriamo importante, anzi cruciale, l’appuntamento di Parigi, ma è bene ribadirlo. Perché saranno finalmente presenti rappresentanti di tutte le aree del pianeta, quelle sviluppate e quelle in via di sviluppo: anche Paesi importanti, che non avevano mai aderito prima ad iniziative su questo tema, come gli Stati Uniti e la Cina. Questo è già un dato politico molto rilevante. E poi perché se gli impegni che da ciascun paese verranno assunti non consentiranno di contenere su scala globale l’aumento del riscaldamento entro 2 gradi, le conseguenze per le generazioni future saranno drammatiche.

Sappiamo che non sarà facile, che l’esito positivo non è affatto scontato perché si tratta di fermare una tendenza in atto da tempo e che, nonostante i maggiori livelli di consapevolezza, peggiora progressivamente: proprio nei giorni scorsi l’Organizzazione meteorologica mondiale ha dichiarato, sulla base dei dati raccolti, che nel 2014 la quantità di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo record.

Le conseguenze che sta producendo questa situazione sono sotto gli occhi di tutti e le vediamo nel nostro stesso paese. Nell’Aula di Montecitorio accade spesso, troppo spesso, di dover commemorare le vittime dei fenomeni meteorologici estremi e delle loro conseguenze.

Il 28 ottobre scorso l’edizione internazionale del New York Times titolava a tutta pagina “Greenland is melting away”, la Groenlandia si sta sciogliendo. Lunedì scorso in Cina sono state chiuse sette autostrade per eccesso di inquinamento. E ogni giorno abbiamo notizie di inondazioni, in alcune parti del pianeta, e di siccità estrema in altre. Eventi che determinano tensioni tra le popolazioni e tra gli Stati, e mettono quindi a rischio la sicurezza mondiale, causando ondate migratorie e ulteriore espansione della povertà. Uno studio diffuso dalla Banca Mondiale dice che se non si agisce per fermare il cambiamento climatico, entro il 2030 ci saranno 100 milioni di poveri in più rispetto agli attuali.

Ha quindi perfettamente ragione, Papa Francesco, quando afferma, nella Enciclica Laudato si’ che “non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale”. Così come quando sottolinea il rischio di un drammatico aumento degli ecorifugiati.

Dobbiamo sentire l’obbligo morale e politico di interrompere questa corsa catastrofica. Non abbiamo il diritto di condannare le generazioni future, chi non è ancora nato, a vivere in un mondo sempre più pericoloso e inospitale.

Quindi cosa fare?

Contenere le emissioni di gas serra, espandere l’uso delle rinnovabili, lavorare per un’agricoltura sempre più di qualità, combattere gli sprechi alimentari e la deforestazione, incentivare nelle città l’uso del mezzo pubblico e la mobilità sostenibile, orientare l’attività edilizia al recupero di aree degradate e non più al consumo del suolo, sono alcune delle scelte inevitabili se si vuole risparmiare alla Terra una prospettiva devastante.

Ma si tratta di scelte che, se le assumiamo sul serio, ci possono aiutare a vivere meglio già oggi, non solo in futuro. Perché significano respirare aria pulita, avere più spazi verdi e mangiare cibi più sani. Significano anche incrementare l’occupazione perché la “green economy” non è solo una necessità, è anche una grande opportunità di crescita e di lavoro, come dimostrano tutte le statistiche, e un recente studio della Commissione europea.

Ecco, è questa opportunità che dobbiamo cogliere. Non dobbiamo metterci sulla difensiva, non dobbiamo soltanto proteggerci dalle catastrofi annunciate, dobbiamo scegliere con coraggio la strada del cambiamento. Dobbiamo farlo coinvolgendo gli attori della società civile e le ONG che da anni si battono – spesso in solitudine – per dare centralità a questo tema, nonché gli enti locali che giocheranno un ruolo sempre più fondamentale nel tagliare le emissioni di gas serra in un mondo dove oltre la metà della popolazione vive nelle città.

Bisogna cambiare modello di sviluppo, produrre cose nuove in modo nuovo. Dobbiamo fare nostra fino in fondo la “coscienza del limite”. Il limite che deve sentire una generazione nel fare scelte che non pregiudichino l’esistenza di quelle che verranno ; il limite di chi cerca un giusto e legittimo profitto senza danneggiare l’ambiente e senza avvelenare l’aria che respiriamo.

Questa opportunità di cambiamento è nelle mani di quella che è stata chiamata la “generazione del clima” perché è la prima a subire così pesantemente gli effetti del global warming e l’ultima che può fare qualcosa di utile per fermarlo.

I relatori ci descriveranno i passi avanti che anche in Italia si stanno facendo e ci ricorderanno che l’Europa si presenta alla Conferenza di Parigi con una posizione unitaria e avanzata. E a me, convinta europeista, che credo nella prospettiva della piena integrazione politica e degli Stati Uniti d’Europa, fa molto piacere che su un tema così importante l’Europa abbia trovato al suo interno un terreno di intesa e di lavoro comune.

E’ un fatto importante anche perché dimostra che la politica serve , giacché, come si dice ancora nella Laudato si’, “il mercato da solo non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale”.

E la politica che serve, anche alla tutela dell’ambiente, è una politica gentile e al tempo stesso autorevole , onesta e partecipata, animata da principi e valori, portatrice di una visione ideale sul futuro del mondo.

Quella per la quale vale davvero la pena di impegnarsi.

Quella che a Parigi deve trovare il coraggio di decidere, e lo deve fare per il bene dell’intera umanità.

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