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Posted by on Mag 1, 2013

L’agenda energetica e ambientale per Letta

L’agenda energetica e ambientale per Letta

di Marzio Galeotti

Ripartire dal lavoro dei saggi è l’impegno del nuovo Governo. Su energia e ambiente significherebbe realizzare un programma vasto, per uno sviluppo più equo e sostenibile. Dalla sicurezza del territorio alla bonifica dei siti inquinati, ci sono comunque emergenze che non possono più essere eluse.

OBIETTIVI DI UN NUOVO GOVERNO

Un Governo che faccia poche cose e subito. Se davvero il nuovo Governo votasse una nuova legge elettorale, davvero abolisse le province, davvero tagliasse i costi della politica, davvero pagasse alle imprese i debiti della pubblica amministrazione, se davvero facesse queste e poche altre cose, gli italiani potrebbero già dirsi soddisfatti dell’esecutivo delle larghe intese.
E forse quegli italiani potrebbero allora anche accettare che in materia di energia e di ambiente non si facesse quasi nulla, e comunque nulla di rivoluzionario o di epocale, date le circostanze. Sarebbe già un ragguardevole risultato se il nuovo responsabile dello Sviluppo economico – che sa più di lavoro che di industria e di energia – correggesse alcuni provvedimenti in campo energetico presi dal suo predecessore tecnico e che il nuovo responsabile dell’Ambiente – che sa più di giustizia che di ambiente – fosse altrettanto attivo del suo predecessore tecnico.
Nel discorso programmatico di insediamento il neo premier raccoglierà verosimilmente l’invito del Presidente Napolitano a ripartire dal lavoro dei saggi, che così non sarà stato inutile. E le misure suggerite dai saggi si pongono l’obiettivo di riavviare lo sviluppo, ma di renderlo più equo e piùsostenibile. È la sostenibilità dello stock di capitale naturale e di quello sociale che dovrebbe ispirare le misure per lo sviluppo, anche se non si vedono elementi che facciano pensare che il nuovo governo possa mettere al centro della propria limitata azione questa prospettiva.

L’AGENDA DEI SAGGI

Nell’Agenda possibile del gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea il capitolo 4.7 è dedicato a “migliorare l’ambiente, aumentare l’efficienza energetica”. È interessante notare che l’attenzione si concentra di più, e prima, sui temi dell’ambiente rispetto a quelli dell’energia, così come interessante appare l’ordine dei capitoletti dedicati rispettivamente alla necessità di rivedere la normativa sul consumo del suolo, promuovere la riqualificazione urbana, a tutelare le acque e all’economia dei servizi idrici, accrescere l’efficienza energetica e infine migliorare il ciclo dei rifiuti e gestire le scorie nucleari.
Sull’energia, oltre a un doveroso quanto fuggevole riferimento alla Strategia energetica nazionale, che i saggi non mostrano di tenere in particolare considerazione, l’accento è sulla necessità di incentivare l’efficienza e il risparmio energetico, soprattutto per il patrimonio edilizio esistente, le nuove abitazioni e gli edifici pubblici. Si richiede di mantenere la detrazione fiscale del 55 per cento e si suggerisce di potenziare il sistema dei certificati bianchi.
Tutto questo non significa abbandonare né mortificare l’incentivazione del fonti rinnovabili, il cui sistema andrebbe però razionalizzato. Ma se da un lato bisogna evitare la retroattività degli interventi (a differenza di quanto ipotizzato da qualche autorevole economista-editorialista negli ultimi giorni), bisogna anche procedere alla semplificazione delle procedure e alla riduzione degli oneri burocratici incombenti sulle imprese durante l’iter autorizzativo. Per le rinnovabili va assicurata la piena integrazione degli impianti nel sistema elettrico attraverso il miglioramento delle infrastrutture di rete e il miglioramento delle modalità di dispacciamento.
E proprio pensando alle infrastrutture energetiche, corre l’obbligo di menzionare la necessità di riforma del Titolo V della Costituzione, indicata dall’altro gruppo di saggi, quello impegnato sulle riforme istituzionali: il numero delle materie concorrenti andrebbe radicalmente sfoltito, e in particolare andrebbe ricondotta alla competenza esclusiva dello Stato l’attività di produzione e trasporto di energia di interesse nazionale.
Per il resto, apprezzabile è l’attenzione dedicata al tema dei rifiuti: promuovere fortemente la raccolta differenziata ne facilita la valorizzazione economica e i ricavi della vendita potrebbero andare a ridurre gli oneri di raccolta posti a carico di cittadini e imprese. I saggi invocano poi la liberalizzazione di tutte le fasi della filiera a valle di quella della raccolta urbana. Qui, però, andrebbe fatta più in generale una riflessione in ottica di sostenibilità sui flussi di materia, non solo a valle del processo di produzione, pensando finalmente a un loro utilizzo efficiente ed efficace per minimizzare l’impatto sulle risorse naturali, soprattutto quelle più pregiate.
Importante anche l’attenzione al tema dell’acqua, un bene scarso per il quale va garantito l’accesso universale, ma in un quadro di equilibrio economico e di sostenibilità ambientale da parte di chi gestisce il servizio. Questo significa dunque che l’acqua non è un bene gratuito, ma che per preservarlo e garantirlo è necessario attribuire un adeguato incentivo economico al servizio di fornitura e di investimento nella cura del territorio, nella manutenzione dei bacini idrografici e nella tutela dei corpi idrici.
Tra i primi interventi, i saggi propongono poi di rivedere la normativa sul consumo del suolo per contenerlo e per favorire la valorizzazione delle aree agricole e per adottare strumenti per la riqualificazione urbana che favoriscano interventi di ristrutturazione e riqualificazione, anche in funzione antisismica.

EMERGENZE E URGENZE

In sostanza, si tratta tutto sommato di un buon programma che, se affrontato in ciascun dei suoi numerosi punti, terrebbe i due dicasteri di riferimento sufficientemente occupati durante i mesi a venire. Se venisse poi realizzato nella sua interezza, il nuovo governo avrebbe reso un grande servizio al paese. Ma se così non fosse, potremmo azzardare una breve lista di emergenze e urgenze che pare assolutamente improrogabile affrontare se si sposa il principio della sostenibilità dello sviluppo.
1. Adottare provvedimenti urgenti per mettere in sicurezza il territorio. L’esperienza recente, non solo italiana, sta insegnando che il disastro naturale è dietro l’angolo e che i danni connessi alla distruzione dei beni culturali, ambientali ed economici, per non parlare della perdita di vite umane, possono essere per il nostro paese ingentissimi o addirittura incalcolabili. L’ex ministro dell’Ambiente – come richiamato anche dai saggi – ha calcolato che per mitigare il dissesto idrogeologico e idraulico sarebbero necessari 2,7 miliardi di euro l’anno a fronte dei 400 milioni attualmente spesi per la prevenzione.
2. Contenere in maniera ferma il consumo di suolo e l’attività edilizia indiscriminata. Compito arduo sarà spiegare che il rilancio dell’edilizia e delle grandi opere infrastrutturali, spesso invocate come mezzi per fare ripartire l’economia, deve coniugarsi con un uso sapiente del territorio, con la tutela del suolo e con il rispetto dell’ambiente. L’attività produttiva e l’occupazione possono essere rilanciate con la riqualificazione e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, anche in chiave antisismica e di efficienza energetica, con il rilancio dell’agricoltura, con la valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
3. Evitare altri casi Ilva. È urgente una riflessione sulle misure da adottare per la riconversione di aree industriali dismesse e la bonifica di quelle inquinate. È necessario ripartire dallo studio Sentieri dell’Istituto superiore di sanità che identifica i Sin (siti di interesse nazionale per le bonifiche) per i quali l’inquinamento industriale degli anni Cinquanta-Settanta richiede interventi di risanamento radicale. È necessario essere preparati: i siti a rischio si conoscono ed è essenziale evitare di dovere intervenire solo quando il bubbone scoppia, come insegna, appunto, il caso Ilva.
4. Rendere strutturale la detrazione fiscale del 55 per cento sugli interventi di ristrutturazione edilizia con fini di efficienza energetica e imporre immediatamente che tutti i nuovi edifici siano di classe energetica A.
5. Riequilibrare gli incentivi destinati all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, sbilanciati a favore di quest’ultimi, come osservato anche dai saggi. Nel caso delle rinnovabili elettricherivedere radicalmente il sistema degli incentivi eliminando il sistema burocratico di aste e registri, vanto della passata amministrazione. Gli incentivi, anche nel fotovoltaico, vanno mantenuti, ma vanno strutturati prevedendo una riduzione progressiva di una percentuale annua certa e nota fino al raggiungimento della competitività con altre fonti. Allo stesso tempo è necessario avviare una riflessione sulle modalità per incentivare i sistemi che coniugano il fotovoltaico con le batterie il cui prezzo scenderà progressivamente.
Il Governo Letta si appresta a operare in condizioni difficilissime e ha davanti a sé precise priorità. Noi speriamo che su tutti questi fronti, compreso quello dell’energia e dell’ambiente, il nuovo Governo riesca a stupirci. Perché c’è un grande bisogno di essere stupiti.

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