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Posted by on Dic 5, 2014

Le intuizioni di George Perkins Marsh sui cambiamenti climatici

Le intuizioni di George Perkins Marsh sui cambiamenti climatici

“Nel 150° anniversario di Man and Nature. Riscoprire l’eccezionale esperienza di George Perkins Marsh”, questo il titolo del convegno internazionale promosso da Centro per un Futuro Sostenibile e American Academy in Rome che si è tenuto martedì 2 dicembre 2014 presso Villa Aurelia.

George Perkins Marsh è stato il primo Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, una personalità di straordinario interesse, largamente misconosciuta o ignorata, nonostante il valore ed anche l’attualità del suo vasto impegno politico, scientifico e culturale.

150 anni fa (1864) scrisse “Man and Nature. Physical Geography as modified by human action”, un testo di straordinaria attualità nel quale ha esposto le sue teorie sulla centralità dell’uomo nel rapporto con la natura, evidenziando sia gli aspetti negativi ma anche la possibilità di un progresso del genere umano nel riequilibrio dell’ordine naturale.

Nel corso dell’incontro pubblico sono stati messi in luce i più significativi aspetti della biografia e delle intuizioni di Marsh sui rischi per gli equilibri ecologici provocati dall’azione dell’Uomo.

Dopo i saluti del Direttore dell’American Academy in Rome, Kimberly Bowes, ed il messaggio dell’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, John Phillips, ha aperto il dibattito Francesco Rutelli, presidente del Centro per un Futuro Sostenibile. Rutelli ha definito George Perkins Marsh “un vero profeta dei nostri tempi”, sottolineando l’importanza della sua figura nello scenario politico italiano della seconda metà dell’Ottocento, ma soprattutto la rilevanza dell’attività scientifica e culturale, svolta nel nostro Paese, di cui ha fatto tesoro per trasmettere le proprie teorie sull’influenza dell’uomo sulla natura. L’attualità del pensiero di Marsh, ha concluso Rutelli, si ritrova anche nella situazione di emergenza ambientale in cui versa attualmente il nostro Paese.

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Il Prof. Daniele Fiorentino, Università Roma 3, ha sottolineato dal punto di vista storico – politico il ruolo rilevante di Perkins Marsh nel Risorgimento Italiano in particolare nell’influenzare gli Stati Uniti affinché sostenessero la realizzazione di uno stato unitario repubblicano.

Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana, ha descritto in particolare il legame tra Marsh ed il territorio fiorentino in cui ha trascorso parte del suo soggiorno italiano (tra Firenze e Vallombrosa), sostenendo come il territorio toscano, “fortemente permeato dalla mano dell’uomo”, rispecchi la visione dell’autore. Ha parlato poi di Marsh come padre del moderno ecologismo: “Nel pensiero di Marsh si può trovare un punto di riferimento per le attuali politiche nazionali e locali sulla tutela del paesaggio”.

Elizabeth Kolbert, giornalista del Newyorker, ha focalizzato l’attenzione sul periodo di vita trascorsa in Vermont, in cui ha assistito gradualmente alla distruzione delle foreste americane. Nell’opinione della giornalista, Marsh considerava gli esseri umani come entità completamente diverse dagli altri animali, avendo gli stessi impatti sulla natura di una forza geologica.

Nella seconda parte è stato affrontato il tema dell’attualità del pensiero e delle intuizioni di Marsh. Aldo Ravazzi, economista, Presidente dell’OECD Environmental Performance Country Reviews Committee e membro del Comitato Scientifico del CFS ha tracciato un collegamento tra le teorie di Marsh e le considerazioni attuali sui cambiamenti climatici: ”Anche se questo tema non è proprio al centro dell’interesse dell’autore, viene ripreso in molte parti del testo”. Ravazzi ha enfatizzato come in Marsh si può riconoscere un approccio da “cittadino globale” che sarà adottato nell’azione, prima del Club di Roma e poi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Ha chiuso il suo intervento chiedendosi cosa penserebbe oggi Marsh di alcuni comportamenti e politiche dei giorni nostri sia a tutela che contro l’ambiente e passando in rassegna alcune profezie ed intuizioni che si sono avverate nella realtà.

A conclusione del dibattito sono stati messi in luce due esempi di come l’uomo possa esercitare la propria forza ed influenza in maniera positiva a tutela dell’ecosistema in cui vive. Nicholas de Monchaux, University of California, Berkley, ha spostato il focus dal rapporto tra uomo e natura, a quello tra città e natura. Ha poi citato un suo progetto, in sperimentazione nelle principali città americane, che utilizza tecnologie di analisi geo – spaziale con l’obiettivo di ripensare gli spazi urbani abbandonati senza pregiudicare le condizioni climatiche – ambientali delle città. Hanno chiuso i lavori Kim Karlsrud e Daniel Phillips (Commonstudio), che hanno illustrato alcuni esempi di resilienza della popolazione al cambiamento climatico, tramite progetti su piccola scala, finanziati in crowdfunding, tra i quali la “guerrilla gardening” (guerriglia urbana) e la diffusione di “seed bomb” (bombe di semi).

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