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Posted by on Apr 18, 2014

Convegno: Le nuove evidenze scientifiche sui cambiamenti climatici

Convegno: Le nuove evidenze scientifiche sui cambiamenti climatici

Si è tenuto il 15 aprile presso la Camera dei Deputati il convegno dal titolo “Le nuove evidenze scientifiche sui cambiamenti climatici: i rischi, la mitigazione e le politiche di adattamento in Italia”, organizzato dalla Fondazione Centro per un Futuro Sostenibile in collaborazione con l’Institute of European Democrats. Un confronto tra scienziati, esperti e decisori politici sulle nuove evidenze scientifiche sui cambiamenti climatici in occasione della recente pubblicazione dei contributi del Working Group II (impatti, adattamento e vulnerabilità) e del Working Group III (Mitigazione dei Cambiamenti Climatici) del Quinto Rapporto di Valutazione (AR5) dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC): uno degli elementi cruciali del dibattito internazionale sul clima. 

Se i negoziati internazionali stanno proseguendo a fatica, per definire un accordo vincolante a livello globale entro il 2015, la comunità scientifica sta riflettendo sugli strumenti e le politiche a disposizione dei governi per incentivare le azioni di riduzione delle emissioni e per gestire gli impatti dei cambiamenti sui diversi territori.

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Dopo l’introduzione di Francesco Rutelli, Presidente della Fondazione Centro per un Futuro Sostenibile i lavori sono proseguiti con le relazioni di Carlo Carraro e Sergio Castellari referenti per l’Italia dell’IPCC che, oltre ad offrire una disamina puntuale del contenuto del report, hanno svelato alcune delle complessità legate agli onerosi negoziati che guidano parte del lavoro del Panel internazionale.

In particolare Carlo Carraro ha sottolineato come per la prima volta sia stato introdotto nel report, su pressione dei paesi in via di sviluppo e dai cosiddetti BRICS (capitanati dalla Cina), il concetto di consumption based emissions che, di fatto, inverte l’approccio con il quale le responsabilità dell’emissione di gas serra sono ripartite tra i diversi paesi. L’introduzione del concetto di “emissioni basate sul consumo”, infatti, consente di attribuire le emissioni derivanti dalla produzione di un bene al paese nel quale lo stesso bene sarà utilizzato e non, come normalmente avviene, in capo al paese produttore. Questo aspetto, pur non rappresentando una novità assoluta nel dibattito internazionale, riveste particolare importanza e offre una preziosa sponda a chi sostiene che le politiche climatiche Europee, oggi fortemente sbilanciate sul controllo delle emissioni legate alla produzione, meritino di essere riconsiderate e rafforzate al fine di contribuire ad un cambiamento più profondo del modello di sviluppo.

Francesco Rutelli, riallacciandosi a questo tema, ha stimolato un’interessante riflessione sul ruolo fondamentale che la “dimensione local” ha nel contribuire a debellare una minaccia per definizione “global“ come il cambiamento climatico. L’esempio della Cina che, oppressa da gravissimi problemi ambientali locali, ha inserito il tema dell’ambiente tra quelli di assoluta priorità della propria programmazione quinquennale, ha spiegato Francesco Rutelli, deve far riflettere sul contributo positivo che tali politiche locali avranno nella lotta globale al cambiamento climatico.

Ancora la dimensione locale, quella evidentemente colpita in modo più forte e percepibile dall’aggravarsi del cambiamento climatico, è stata al centro delle considerazioni di Vincenzo Artale di ENEA sulle ripercussioni del cambiamento climatico sul sistema energetico Italiano che, in accordo con le previsioni più avanzate, potrebbe perdere tra il 5% ed il 10% della potenzialità di generazione di energia idroelettrica ed una quota altrettanto rilevante di generazione da fonte eolica. Impatti aggravati, come testimoniato da Andrea Valcalda di Enel, dagli effetti delle ondate di calore sempre più frequenti sulla rete di trasmissione elettrica.

Come confermato dal Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, il compito di trasformare la gestione del rischio climatico in scenari operativi d’intervento è al centro della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici in fase avanzata di sviluppo.

Il Ministro, condividendo la propria visione d’insieme su due temi evidentemente complementari come ambiente e crescita economica, ha affermato: “Usciamo dalla trappola del pensiero che una parte dell’economia sia green. Tutta l’economia deve essere green e sostenibile”,

Il Ministro Galletti ha inoltre confermato che a metà luglio, in occasione del semestre europeo,  si terrà per la prima volta un incontro tra i Ministri dell’Ambiente e quelli del lavoro dell’Eurozona, finalizzato a definire soluzioni comuni per la “crescita verde”.

Green growth” che, nelle parole di Ermete Realacci, funziona solo quando è interiorizzata nelle politiche economiche pubbliche e private al punto da divenire un “muscolo involontario”.

Gli interventi, moderati dalla Senatrice De Petris, hanno nuovamente toccato il tema del semestre Italiano di presidenza Europea, del quale ha discusso l’Onorevole Enrico Borghi che ha avanzato la proposta di rafforzare gli obiettivi indicativi di decarbonizzazione dell’economia Europea dall’attuale 80% entro il 2050 sino al 100% entro lo stesso anno.

Sul tema della Strategia Nazionale di Adattamento è intervenuto il Presidente della Commissione Ambiente del Senato Marinello sottolineando come  il controllo del territorio debba far parte delle politiche nazionali e come queste politiche possano essere valorizzate da collaborazioni tra pubblico e privati.

Marzio Galeotti del Centro IEFE dell’Università Bocconi ha invece riflettuto sulle opportunità derivanti dalle revisione della fiscalità ambientale che, se gestita in modo innovativo, può rappresentare un volano importante per l’economia Italiana ed Europea nel suo complesso. L’Italia, ha ricordato Valerio Rossi Albertini, ha sempre contribuito in maniera decisiva all’avanzamento mondiale, quando non a vere rivoluzioni, in tema ambientale ed energetico.

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